L’ ORO di Napoli

320px-Great_Royal_Coat_of_Arms_of_theTwo_Sicilies.svg_A partire dalla nascita di Parthenope (fondata dai Cumani nel terzo quarto dell’VIII secolo a.C. col nome dalla Sirena eponima), napoli ha subito diverse dominazioni. Ma Quella da cui più ha tratto gli attuali condizionamenti è stata quella borbonica.

La dinastia dei Borbone di Napoli, detta anche delle Due Sicilie, è un ramo italiano della famiglia Borbone, casa reale del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia (poi unificato come Regno delle Due Sicilie) dal 1734 al 1861.

Il fondatore della dinastia fu Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e della italiana Elisabetta Farnese. Carlo ebbe otto figli.

Nel 1734 Carlo di Borbone, figlio di Filippo V re di Spagna e di Elisabetta Farnese, portò a termine con successo la conquista militare delle Due Sicilie, facendo il suo ingresso a Napoli il 10 maggio.  il 25 maggio sconfisse gli austriaci a Bitonto, quindi conquistò la Sicilia ed il 2 gennaio 1735 assunse il titolo di re di Napoli. in luglio venne incoronato a Palermo anche re di Sicilia. Mantenne così separati i due regni. Le capitali restarono due, ma mantenne la corte a Napoli.

I francesi erano già entrati in2-sicilie Italia nel 1796 con Napoleone Bonaparte, che era riuscito facilmente ad aver ragione delle armate austriache e dei deboli governi locali. Nel 1798 i francesi occuparono Roma. Un tentativo di contrastare i transalpini in territorio vaticano fu attuato delle truppe del Regno di Napoli: il 23 novembre 70.000 uomini dell’esercito napoletano, al comando del generale austriaco Karl von Mack, penetrarono nel territorio della Repubblica Romana per ristabilire l’autorità papale, ma il successivo 14 dicembre una controffensiva francese li costrinse ad una repentina ritirata.

Ferdinando, rifugiatosi per la seconda volta a Palermo nel 1806 a causa dell’invasione francese, trovò un’atmosfera tutt’altro che festosa, non volendo il popolo siciliano sottostare al suo predominio.Dovette ben presto fare i conti con l’insidiosa politica britannica, volta a trasformare l’isola in un protettorato. Solo nel 1815 potè tornare a Napoli. Il secondo ritorno di Ferdinando a Napoli non fu caratterizzato da repressioni.

Una delle opere più importanti, fortemente voluta dal re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone, è  L’ osservatorio vesuviano . Fondato nel 1841 è il più antico osservatorio vulcanologico del mondo a supervisionare il vulcano Vesuvio. Una istituzione pubblica dedicata alla ricerca vulcanologica e geofisica e alla sua applicazione al monitoraggio dei vulcani attivi.

Nel periodo borbonico, Napoli, con la capitale francese, fu quella che meglio espletò il “secolo dei lumi”; infatti, non assorbì semplicemente questa corrente, anzi, la generò in buona parte dando vita a nuove forme architettoniche, a nuovi pensieri filosofici e ponendo le basi dell’economia e del diritto moderno.

Ferdinando IV di Borbone fondò Torre del Greco, città partenopea ai piedi del Vesuvio, madrepatria del corallo, prezioso materiale proveniente dal mondo animale. Fu denominata “Spugna d’oro” in relazione ai cospicui guadagni ricavati dalla pesca e dalla lavorazione del corallo.

oro-borboniQuello della dinastia borbonica è stato un periodo particolarmente ricco di sfarzi e sprechi presso i palazzi reali. Famosi i gioielli che adornavano i reali, oggetto di recenti mostre. Molti di questi possedimenti si narra siano ancora celati nei meandri di Napoli sotterrane, opportunamente occultati. Abiti, uniformi, decorazioni e monili, connessi con scrupolo alle mode imperanti nell’Europa continentale, attraversano il gusto Rococò del Settecento per raggiungere quello Neoclassico ottocentesco. Tornano a splendere i diamanti a taglio inglese, le rose d’olanda e le perle che ornarono monili pensati per essere “finimento” delle regine borboniche. L’uso dell’abito e dei gioielli sono divenuti oggetto di ricerca e di approfondimento dei complessi meccanismi simbolici ad essi legati, segnali di appartenenza ad una elite, ad una classe sociale privilegiata».